Perché Milano sta diventando, in sordina, la base più conveniente d’Europa per chi lavora da remoto

Perché Milano sta diventando, in sordina, la base più conveniente d’Europa per chi lavora da remoto

Un nuovo indice sul costo della vita colloca la capitale economica italiana ben al di sotto di Londra, Dublino e Amsterdam per chi può lavorare da qualsiasi luogo.

Milano ha la fama di essere una delle città più care d’Italia. Messa a confronto con gli altri grandi poli europei, però, si rivela un vero affare. È quanto emerge dal Working Abroad Index 2026 della banca digitale olandese bunq.

L’indice confronta i costi mensili per vivere e lavorare da remoto in 75 città del mondo. Prende in considerazione l’affitto, la spesa alimentare, le bollette, i trasporti pubblici, gli abbonamenti per telefono e internet di casa e il prezzo di una postazione in coworking. Milano si attesta intorno ai 1.970 euro al mese senza contare lo spazio di lavoro, che salgono a poco più di 2.200 euro includendo un abbonamento al coworking.

Una cifra nettamente inferiore a quella delle sue rivali del Nord Europa. A Londra chi lavora da remoto ha bisogno di circa 3.288 euro al mese, scrivania esclusa. Dublino costa intorno ai 2.805 euro e Amsterdam circa 2.775. Secondo i calcoli di bunq, Milano è più economica di Londra di circa il 40%, di Dublino del 30% e di Amsterdam del 29%. Batte di poco perfino Parigi, dove l’indice stima un costo mensile di 2.012 euro.

Dove l’Italia vince e dove no

Il vantaggio italiano deriva soprattutto dalle spese quotidiane diverse dall’affitto. Spostarsi costa poco: il trasporto pubblico si aggira in media sui 37 euro al mese, circa il 44% in meno rispetto alla media europea. Anche le spese domestiche sono più contenute. Bollette, telefonia mobile e internet ammontano complessivamente a circa 234 euro al mese, contro i circa 280 della media europea.

Due voci, invece, giocano a sfavore dell’Italia. La spesa alimentare è cara: Milano e Firenze figurano tra le città europee più costose per fare la spesa, rispettivamente con 412 e 408 euro al mese. Anche il coworking costa di più, con una media di 240 euro al mese nelle città italiane a fronte dei 192 euro registrati in Europa.

Milano, peraltro, non è nemmeno l’opzione italiana più economica dell’indice. Firenze si ferma a poco più di 1.700 euro al mese coworking escluso, mentre Roma è la più accessibile delle tre, con poco più di 1.500 euro.

Il quadro globale

Le città più care della classifica sono in gran parte statunitensi. In testa c’è New York, con circa 4.068 euro al mese, seguita da San Francisco con circa 3.759 euro e poi da Boston. Londra è la prima città europea, al quarto posto. Nella top ten compaiono anche Los Angeles, con circa 3.003 euro, e Singapore, con circa 2.824 euro, mentre Dublino chiude la classifica dei primi dieci.

Secondo Joe Wilson, Chief Evangelist di bunq, il lavoro da remoto ha allentato il legame tra il luogo in cui si vive e la sede del proprio datore di lavoro. Wilson ha aggiunto che l’indice nasce per aiutare i professionisti a soppesare i vantaggi economici e di stile di vita offerti da città diverse.

Come far rendere al meglio un budget ridotto

Per chi lavora da remoto e vuole restare in Europa con un budget limitato, le occasioni migliori si trovano nell’Est e nel Sud-Est del continente. Bucarest è la città europea più economica dell’indice, con circa 926 euro al mese, e anche Sofia, Budapest e Atene vengono indicate come opzioni convenienti. Riga, con circa 1.092 euro, e Marsiglia, con circa 1.423 euro, rappresentano alternative di fascia intermedia più vicine all’Europa occidentale.

Allontanandosi dal continente, i costi crollano. Chiang Mai, in Thailandia, è la città più economica al mondo: qui bastano poco più di 600 euro al mese per vivere e lavorare. Seguono Ho Chi Minh City con circa 658 euro, poi Kuala Lumpur con 791 euro, Bangkok con 813 euro e Oaxaca, in Messico, con 866 euro.

Fonte: bunq Working Abroad Index 2026, come riportato da Il Sole 24 Ore.